13 luglio 2006

 

CIAO DANE, la tua squadra

Mai mail è stata così difficile, mai avrei pensato di trovarmi a spartire con voi anche questo genere di sensazioni, e mai avrei voluto. Il destino purtroppo non fa sconti, nell'indecifrabile libro della vita c'era anche questa pagina funesta, e, maledetto quel momento, è stata inesorabilmente sfogliata; purtroppo senza appello.
Sono passati 4 giorni, ma sembro non capire ancora. Credo che difficilmente capirò anche fra decenni. Non c'è storia, 28 anni sono troppo pochi per morire.
Potessimo dare indietro qualsiasi trofeo, qualsiasi cosa, per riavere con noi il nostro compagno, il nostro amico, il nostro fratello. Per chi come noi lo ha conosciuto, sa che non sono frasi fatte se dico che viene a mancare una persona buona, solare, generosa, piena di virtù e di voglia di vivere.
Come posso oggi non ripensare a lui con l'amaro e la disperazione di non poterlo più rivedere, non fosse altro che per sentirmi dire un "buona sera presidente, scusi se la disturbo... sa, io preferisco darle del lei", oppure uno "scusa, posso chiederti una cosa, ma perchè muovi continuamente la spalla?", con quell'aria di chi ti prende in giro con amore, con quell'aria che non poteva non conquistarti.
Ed infatti, arrivando in punta dei piedi nel gruppo, col massimo riserbo e la massima umiltà, ha ben presto saputo trovare la chiave dei nostri cuori. E quanto ci è entrato!
Sembrava esser nato per far parte del New Age, un elemento particolare, di quelli che noi vogliamo, di quelli "giusti". Amici, ma quanto bene stava lì in mezzo a noi?
Che parabole strane questo mondo, pochi giorni fa eravamo tutti euforici per aver raggiunto il picco più alto della modesta storia della nostra squadra. Sembrava il delirio. Solo pochi giorni fa eravamo in ansia per trovare una data utile per la festa scudetto. Ora capiamo come tutto ciò possa essere niente in confronto a quello che fuori dalla nostra sfera decisionale può accadere: l'inimmaginabile, la tragedia.
Nonostante questo, però, i risultati sul campo sono anche trasposizione di vita, sono fonte di emozioni. Dane era contentissimo, ci aveva detto che era dai tempi delle elementari che non vinceva più qualcosa, e si era risvegliata in lui la voglia di giocare, di riprovare a vincere. Ma soprattutto lui era tanto fiero di esser entrato a far parte integrante di un gruppo straordinario, e che proprio anche grazie a lui si è migliorato.
Non mi era mai successo di perdere un amico così stretto, non so in questi casi cosa vada detto, fatto, pensato; ma credo valga per tutti noi. Cercherò comunque, d'ora in poi, di continuare ad essere me stesso, quel me stesso che, per fortuna, contiene anche un po' di quell'amico che non c'è più, e ne sono tanto orgoglioso.
Mi chiedo con quale forza potrò prender parte al prossimo "trofeo della neve", senza vedere quello strano incrocio tra un calciatore ed uno sciatore che avanza ad ampi movimenti sulla fascia destra di difesa. Ma forse la risposta me la da proprio lui: la sua grinta, la sua volontà, la sua caparbietà nel voler essere sempre all'altezza e nel volersi ritagliare il proprio degno posticino, la propria utilità nel collettivo, non fosse altro che come "servitore della panchina", come usava dire lui. In realtà è andato ben oltre, ma non è certo il lato tecnico che a noi interessava. E' tutto il resto che ricordo nitidamente della sua persona e della sua personalità che mi dice di non mollare, come non faceva lui, mai. Ed io ci proverò, come dobbiamo provarci tutti. Non sarà facile, ma pensateci, lui vorrebbe questo. Io ne sono certo. Lui quest'inverno sarà lì a spassarsela guardando da lassù i suoi compagni, i movimenti corporei innaturali di Anema, le "sporadiche" orazioni di Ardit mentre gioca, e così via.... E vi assicuro si farà ancora qualche grossa risata!
Sarà tanto strano, ma pian pianino dovremmo accettare questo suo nuovo ruolo, un po' quello dell'"uomo in più" in ogni situazione in cui ci troveremo, sul campo o fuori, per giocare ancora insieme, per divertirci ancora insieme, come lui avrebbe fatto ancora volentieri con noi, come lui vorrebbe vedere che noi facessimo in futuro. Perchè come lui ci piaceva per com'era, a lui piacevamo per come siamo, e allora dovremmo esserlo ancora. E' una promessa, ci proveremo! Sarà una grossa sfida, ma noi le sfide sappiamo affrontarle e vincerle. Solo così allora potremmo continuare ad essere dei vincenti, come lui era quando ci ha lasciato, come lui è ancora. Uno dei nostri, per sempre.

PS abbiamo preparato una maglia della nostra squadra recante il suo nome e la dicitura da lui sempre utilizzata: "senza n° fisso", e poi una dedica: la tua squadra. Questo sarà il nostro pensiero. Solo un simbolo, il resto lo portiamo dentro.


Giovanni Ghezzo per Dane

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